CASINO ROYALE

15 01 2007

CASINO ROYALE non è il remake di un bel niente. E’ solamente un libro di Ian Fleming da cui non è mai stato tratto nessun film, o quantomeno non è mai stato tratto un film che si chiamasse Casino Royale.

L’unico altro Casinò Royale è stato un film Comico, una parodia di James Bond con Peter Sellers, David Niven, Woody Allen e Orson Wells (non lasciatevi ingannare, malgrado il cast della madonna il film è una mezza vaccata)

Che figata, Giannini in James Bond, chi l’avrebbe mai pensato! Un altro attore coi controcoglioni.

Bon nuit





TAMARA DE LEMPICKA

15 01 2007

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Questi erano gli ultimi giorni della mostra di Tamara De Lempicka a Palazzo Reale a Milano.

PECCATO!!! (Alla fine non sono riuscito ad andare a vederla: c’era sempre una coda fin fuori dal museo! Azz’)

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ECCO COSA PENSO DAVVERO DI “ULTRAVIOLET”

15 01 2007




“ASCOLTO” DELLE EMOZIONI

15 01 2007

“La produzione del latte nelle mucche che ascoltano

musica sinfonica aumenta del 7,5%”

I ricercatori dell’Università di Madison, Wisconsin

E’ un dubbio che stavo macinando da un po’ di tempo e che mi è sorto nuovamente negli ultimi giorni parlando di musica con alcune persone e leggendo alcuni libri che ne trattano. Perchè la musica di valore, quella più densa di contenuti di ogni tipo è così poco apprezzata, ma soprattutto così poco conosciuta? 

Allora, la domanda l’ho buttata li per mettere subito in chiaro il discorso ma credo che adesso ci sia bisogno di una chiarificazione di termini, per capire di cosa stiamo parlando e non svaccare. Con musica di valore non intendo SOLO quella che solitamente è definita musica colta (ovvero, generalmente, la musica classica e volendo la musica jazz nei suoi exploit più raffinati), ma tutta la musica ricca di contenuto emotivo, artistico e tecnico. Ora, come valutare questi termini non ne ho una chiara idea perchè io sono un buon ASCOLTATORE di musica (perchè ne ascolto un sacco e fa parte del mio lavoro). Non sono un critico e neanche lontanamente un compositore. La valutazione di musica “ricca” è a pelle, a sensazione, basandomi su quel poco, che fa parte della mia cultura musicale. Con musica ricca intendo, ad esempio per capirci, la Nona Sinfonia di Beethoven, il Sacre du Printemps di Stavinskij, la Rapsodia in Blue di Gershwin, i tango di Piazzolla, il jazz di Ellington e di Ella Fitzgerald, le bossa-nova di Jobim, Joao Gilberto e Gilberto Gil, Song for You di Donnie Hathaway, Hallelujah di Jeff Buckley, la musica di John Mc Laughlin con gli Shakti, le ballate di DeAndrè, Generale di DeGregori, la voce sfondata di Tom Waits, e ancora il soulfunk di James Brown, le dissonanze di Kurt Weill, le sinfonie di Wagner, Mahler, Beethoven e Bach, il Don Giovanni di Mozart e il Jesus Christ Superstar di Webber. Per capirci, questi sono forse gli esempi più superficiali, conosciuti e semplici da avvicinare, ma credo che siano anche elementi che possono costruire mattoni insostituibili della vita di una persona.

Adesso, con questa premessa torniamo alla domanda iniziale: perchè questa musica è così poco apprezzata? E così poco conosciuta? (relativamente, ovviamente, visto che ho proposto gli esempi CARDINE di ogni genere musicale di quelli che ritengo più ricchi e profondi) Io non mi aspetto che conosciate la risposta né tantomeno ho una risposta pronta, però credo che porsi la domanda sia d’obbligo.

In realtà non è che vi ho portato fino a qui per niente: una mezza idea a proposito ce l’ho. Un’ipotesi. Un’ipotesi confermata da discussioni che ho affrontato ultimamente. Alcune persone, che per altro stimo, che disprezzano o che non condividono questo tipo di musica spesso mi hanno confermato esplicitamente o implicitamente di non essere buoni ascoltatori. Aggiungo per chiarire “buoni ascoltatori di emozioni” (lo so che sembra una cosa mistica ma è che non esistono veri termini per definire certe cose im modo chiaro) quello che intendo è una mancanza di volontà nel cercare di andare oltre la superficialità del suono, del ritmo o dell’armonia e di cercare la profondità, la sensazione trasmessa, la forza vitale, l’emozione-appunto-detto in parole molto povere (o addirittura un rifiuto ad apprezzare l’apporto che la musica può creare alla nostra vita modificando il nostro modo di essere, rendendolo più “interessante”).

In sostanza la mia ipotesi è che molta gente non accetta questa musica perchè ha deciso di rifiutare questo sforzo (perché purtroppo cercare di andare a fondo nelle cose e impegnarsi ad ascoltare veramente quello che ci circonda è uno sforzo immane) e può essere per pigrizia, per rifiuto, per spocchiosità o per superbia, o per chiusura mentale, o per formazione, ma a mio parere è un peccato perchè si perdono una fetta della realtà e della nostra storia.

…ma forse mi sbaglio… Alla fine grazie a Dio ognuno ha le sue idee! Evviva la democrazia, la libertà di parola e di pensiero. Vostro servitore.

AF