dipingono il cielo,
scoppietando nervose
pennellate sul nero.
Le povere spose
di urano beota chiassoso
invano attendono
l’amato riposo..
Guardo, scruto,
osservo. Rifletto
specchio flebile,
quel nero perfetto,
di un anno invisibile
che muore e rinasce.
Cerco una luce.
Viola, nascosta nel grasso orizzonte
per anni che sembran minuti,
poi torno fra vetri tinnanti,
mmh, però..
freschino questo duemila e otto.
Io tornerei dentro,
voi che fate?





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