IL FAGIANO SA CANTARE FINO A FA (NEW)

10 01 2007

{NON ho ancora ben chiaro cosa ho intenzione di scrivere in questo post ma il titolo mi intrigava troppo e dovevo assolutamente fare un riferimento al Blog di Ago http://aragost.wordpress.com/ caduto in disuso dai giorni del mondiale il cui titolo però aveva un suo perchè…}

fagiano1.jpg

Nella slide il fagiano durante una delle sue esibizioni mentre si avvicina alla fatidica nota…

 184_faggiano_galetti.jpg

…purtroppo, anche questa volta il fagiano ha fallito…

Benissimo, come al solito a darmi l’ispirazione è uno dei miei più grandi idoli letterari in assoluto (stiamo parlando di letterari perchè se parliamo di quelli artistici in generale potrei tirare fuori gente come Dario Fo, Roberto Benigni, Pina Bausch, Michail Barishnikov e Muhammad Alì) e questo idolo letterario si da il caso che sia Alessandro Baricco.

Nel suo ultimo saggio intitolato “I BARBARI. saggio sulla mutazione” (che se vi capitasse fra le mani vi consiglio caldamente di comprare o almeno di leggere) affronta il tema forse più scottante dell’ultimo periodo della storia dell’umanità, che in realtà è da considerare essa stessa come parte della “storia dell’umanità”.

Ovvero la direzione di mutazione marcescente che sta prendendo la società occidentale. Il mondo in cui l’affronta è estremamente innovativo e nella sua follia interessante.   Baricco paragona la società del consumo di massa (per capirci l’arte degli amici di maria de filippis, la musica di max pezzali, il vino lowcost americano, il calcio di calciopoli e affini…) a quello che per i romani potevano essere i barbari, che per la monachia filonobiliare francese poteva essere la borghesia nascente, che per la musica pre-romantica poteva essere Beethoven o Mozart, che per Jeff Buckley potrebbe essere Max Pezzali (sempre che Jeff non avesse ben pensato di buttarsi da un ponte, forse prevedeva il futuro…)

Ovvero paragonando la situazione odierna a quella passata cerca di trovare un’omogeneità dei processi umani. Così arriva a stabilire, quantomeno in un primo parziale passaggio che anche quello che sta succedendo in questo periodo, come era successo per Mozart al tempo, ha una chiara e nitida logica di fondo.

Il primo punto che mette in chiaro è che il sistema moderno cerca prima di tutto la spettacolarità e l’immediatezza. Per raggiungere queste ha bisogno di rapidità, semplicità e concretezza (Non so perchè ma mi ricorda l’onesto Jago, luogotenente di Otello: è molto chiaro nella rilettura di Lella Costa dell’opera di Shakespeare “Precise Parole”) anche a costo di sacrificare il genio! (anche se ci sono situazioni in cui il sacrificio del genio è alla lunga un suicidio per la spettacolarità, però è un altro discorso)

La regressione di una capacità generà una moltiplicazione di possibilità, la MEDIETà è veloce! Il genio è lento. Nella medietà il sistema trova una circolazione rapida delle idee e dei gesti: nel genio, nella profondità dell’individuo quel ritmo è spezzato. Un cervello semplice trasmette messaggi più rapidamente, un cervello più complicato li rallenta. Zambrotta fa girare palla, Baggio la fa sparire. Magari ti incanta, certo, ma è il sistema che deve sopravvivere non lui. E allora?

Baggio in panchina. Il nuovo sistema uccide la sacralità del rito. (il rito della partita domenicale, il rito della gita fuori porta il rito del caffè, quello vero, e il mesto rituale del weekend che ad una cert’ora DOVEVA finire)

E allora dove prima c’erano pagine di recensioni di Critici d’Arte ora c’è la classifica dei libri più venduti, la classifica della canzone più ascoltata, la classifica dell’attore più pagato, o del ballerino più votato dal pubblico a casa… (e mi fermo qui perchè potete notare che è una parabola tragicamente discendente…)

Mi rendo conto se comincio la cosa tira per le lunghe, quindi per oggi basta!

Alla prossima.

AF


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One response

12 01 2007
Di nuovo? « Il fagiano sa contare fino ad uno

[…] 12th, 2007 Di nuovo. Riprovo a partire con questo blog, spinto da un post del blog di Antonio. D’altra parte non so disegnare, e non sono poi tanto bravo a comporre, […]

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