TEATRO – METATEATRO

6 02 2008

L’importante non è quello che è, ma quello che ne consegue…

“Bravo, sei riuscito a rendere il teatro bidimensionale”

“Attori a banda larga e maxischermi
Arriva negli Usa il teatro virtuale”

di LUIGI BIGNAMI

<B>Attori a banda larga e maxischermi<br>Arriva negli Usa il teatro virtuale</B>

ROMA – Se quanto realizzato negli Stati Uniti negli ultimi giorni diventerà prassi quotidiana, non ci sarà più “prima” alla quale, chiunque lo voglia, non potrà non partecipare. Per la prima volta infatti, attori che lavoravano in un teatro sono stati “teletrasportati” in tempo reale in un altro auditorium e trasformati in immagini tridimensionali che interagivano con altri attori in carne e ossa. In altre parole, attori recitanti in posti diversi si sono incontrati dando l’impressione al pubblico di essere tutti lì presenti. Su un solo palcoscenico.

“Nulla a che fare con ologrammi o tecnologie che richiedono occhialini per osservare immagini tridimensionali”, ha spiegato John Shaker professore alla University of Central Florida, “ciò che abbiamo realizzato è qualcosa di assolutamente nuovo e segna una profonda innovazione a diversi livelli”.

Durante lo scorso weekend, infatti, Shaker ha inviato via internet con un trasmettitore a banda larga (in grado di spedire istantaneamente anche 130 megabytes di dati) immagini e suoni molto particolari. E la sua compagnia teatrale, che si trovava in un teatro della Florida, dove recitava con attori vivi e altri virtuali (i cui veri attori si trovavano in un teatro dell’Università di Waterloo in Canada) è arrivata su un palcoscenico della Bradley University in Illinois.

I set in 2 e in 3 dimensioni consistevano in una serie di plurischermi e di speciali effetti luminosi che nell’insieme davano la sensazione che tutti gli attori reali o “teletrasportati” si trovavano realmente in un singolo teatro. La realtà, stando a chi vi ha partecipato, era così reale che ad un certo punto agli spettatori è sembrato persino che un attore virtuale passasse una sigaretta ad uno reale.

La scelta del testo rappresentato dagli attori è caduta su “The Adding Machine”, scritto da Elmet Rice nel 1923, c he racconta la storia di un personaggio che uccide il suo principale che lo ha sostituito con una macchina. James Oliverio della University of Florida College of Fine Arts, insignito di ben 5 Emmy Award, ha partecipato alla prima rappresentazione del lavoro e ha detto: “Questa tecnologia apre ai direttori teatrali una infinita quantità di nuove possibilità. Al momento forse, non sappiamo neppure dove ci potrà portare ciò che abbiamo visto con la rappresentazione di Adding Machine”.

Ora Shaker sta già pensando alla sua prossima impresa, che sarà “Alice nel Paese delle meraviglie”. E ipotizza di realizzare il teatro contemporaneamente in tre palcoscenici diversi.

(19 marzo 2007)


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