YES WE CAN – INSEDIAMENTI A CONFRONTO

30 01 2009

EL PRESIDENTE

VS.

BARACK OBAMA

Oggi mi trovo di fronte a voi, umile per il compito che ci aspetta, grato per la fiducia che mi avete accordato, cosciente dei sacrifici compiuti dai nostri avi. Ringrazio il presidente Bush per il servizio reso alla nostra nazione, e per la generosità e la cooperazione che ha mostrato durante questa transizione.
Quarantaquattro americani hanno pronunciato il giuramento presidenziale. Queste parole sono risuonate in tempi di alte maree di prosperità e di calme acque di pace. Ma spesso il giuramento è stato pronunciato nel mezzo di nubi tempestose e di uragani violenti. In quei momenti, l’America è andata avanti non solo grazie alla bravura o alla capacità visionaria di coloro che ricoprivano gli incarichi più alti, ma grazie al fatto che Noi, il Popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati e alle nostre carte fondamentali.
Così è stato finora. Così deve essere per questa generazione di americani.
E’ ormai ben chiaro che ci troviamo nel mezzo di una crisi. La nostra nazione è in guerra contro una rete di violenza e di odio che arriva lontano. La nostra economia si è fortemente indebolita, conseguenza della grettezza e dell’irresponsabilità di alcuni, ma anche della nostra collettiva incapacità di compiere scelte difficili e preparare la nostra nazione per una nuova era. C’è chi ha perso la casa. Sono stati cancellati posti di lavoro. Imprese sono sparite. Il nostro servizio sanitario è troppo costoso. Le nostre scuole perdono troppi giovani. E ogni giorno porta nuove prove del fatto che il modo in cui usiamo le risorse energetiche rafforza i nostri avversari e minaccia il nostro pianeta.
Questi sono gli indicatori della crisi, soggetti ad analisi statistiche e dati. Meno misurabile ma non meno profonda invece è la perdita di fiducia che attraversa la nostra terra – un timore fastidioso che il declino americano sia inevitabile e la prossima generazione debba avere aspettative più basse.
Oggi vi dico che le sfide che abbiamo di fronte sono reali. Sono serie e sono numerose. Affrontarle non sarà cosa facile né rapida. Ma America, sappilo: le affronteremo.
Oggi siamo riuniti qui perché abbiamo scelto la speranza rispetto alla paura, l’unità degli intenti rispetto al conflitto e alla discordia.
Oggi siamo qui per proclamare la fine delle recriminazioni meschine e delle false promesse, dei dogmi stanchi, che troppo a lungo hanno strangolato la nostra politica.
Siamo ancora una nazione giovane, ma – come dicono le Scritture – è arrivato il momento di mettere da parte gli infantilismi. E’ venuto il momento di riaffermare il nostro spirito tenace, di scegliere la nostra storia migliore, di portare avanti quel dono prezioso, l’idea nobile, passata di generazione in generazione: la promessa divina che tutti siamo uguali, tutti siamo liberi e tutti meritiamo una possibilità di perseguire la felicità in tutta la sua pienezza.
Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, ci rendiamo conto che la grandezza non è mai scontata. Bisogna guadagnarsela. Il nostro viaggio non è mai stato fatto di scorciatoie, non ci siamo mai accontentati. Non è mai stato un sentiero per incerti, per quelli che preferiscono il divertimento al lavoro, o che cercano solo i piaceri dei ricchi e la fama.
Sono stati invece coloro che hanno saputo osare, che hanno agito, coloro che hanno creato cose – alcuni celebrati, ma più spesso uomini e donne rimasti oscuri nel loro lavoro, che hanno portato avanti il lungo, accidentato cammino verso la prosperità e la libertà.
Per noi, hanno messo in valigia quel poco che possedevano e hanno attraversato gli oceani in cerca di una nuova vita.
Per noi, hanno faticato in aziende che li sfruttavano e si sono stabiliti nell’Ovest. Hanno sopportato la frusta e arato la terra dura.Per noi, hanno combattuto e sono morti, in posti come Concord e Gettysburg; in Normandia e a Khe Sahn.Questi uomini e donne hanno lottato e si sono sacrificati e hanno lavorato finché le loro mani sono diventate ruvide per permettere a noi di vivere una vita migliore. Hanno visto nell’America qualcosa di più grande che una somma delle nostre ambizioni individuali; più grande di tutte le differenze di nascita, censo o fazione.
Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Rimaniamo la nazione più prospera, più potente della Terra. I nostri lavoratori non sono meno produttivi rispetto a quando è cominciata la crisi. Le nostre menti non sono meno inventive, i nostri beni e servizi non meno necessari di quanto lo fossero la settimana scorsa, o il mese scorso o l’anno scorso. Le nostre capacità rimangono inalterate. Ma è di certo passato il tempo dell’immobilismo, della protezione di interessi ristretti e del rinvio di decisioni spiacevoli. A partire da oggi, dobbiamo rialzarci, toglierci di dosso la polvere, e ricominciare il lavoro della ricostruzione dell’America.
Perché ovunque volgiamo lo sguardo, c’è lavoro da fare. Lo stato dell’economia richiede un’azione, forte e rapida, e noi agiremo – non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per gettare le nuova fondamenta della crescita.
Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano i nostri commerci e ci legano gli uni agli altri. Restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologia in modo da risollevare la qualità dell’assistenza sanitaria e abbassarne i costi.
Imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche.E trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per venire incontro alle esigenze dei tempi nuovi. Possiamo farcela. E lo faremo.
Ora, ci sono alcuni che contestano le dimensioni delle nostre ambizioni – pensando che il nostro sistema non può tollerare troppi grandi progetti. Costoro hanno corta memoria. Perché dimenticano quel che questo paese ha già fatto. Quel che uomini e donne possono ottenere quando l’immaginazione si unisce alla volontà comune, e la necessità al coraggio.
Quel che i cinici non riescono a capire è che il terreno gli è scivolato sotto i piedi. Gli argomenti politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non sono più applicabili. La domanda che formuliamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funzioni o meno – se aiuti le famiglie a trovare un lavoro decentemente pagato, cure accessibili, una pensione degna. Laddove la risposta sia positiva, noi intendiamo andare avanti. Dove sia negativa, metteremo fine a quelle politiche. E coloro che gestiscono i soldi della collettività saranno chiamati a risponderne, affinché spendano in modo saggio, riformino le cattive abitudini, e facciano i loro affari alla luce del sole – perché solo allora potremo restaurare la vitale fiducia tra il popolo e il suo governo.
La questione di fronte a noi non è se il mercato sia una forza del bene o del male. Il suo potere di generare benessere ed espandere la libertà è rimasto intatto. Ma la crisi ci ricorda che senza un occhio rigoroso, il mercato può andare fuori controllo e la nazione non può prosperare a lungo quando il mercato favorisce solo i già ricchi. Il successo della nostra economia è sempre dipeso non solo dalle dimensioni del nostro Pil, ma dall’ampiezza della nostra prosperità, dalla nostra capacità di estendere le opportunità per tutti coloro che abbiano volontà – non per fare beneficenza ma perché è la strada più sicura per il nostro bene comune.
Quanto alla nostra difesa comune, noi respingiamo come falsa la scelta tra sicurezza e ideali. I nostri Padri Fondatori, messi di fronte a pericoli che noi a mala pena riusciamo a immaginare, hanno stilato una carta che garantisca l’autorità della legge e i diritti dell’individuo, una carta che si è espansa con il sangue delle generazioni. Quegli ideali illuminano ancora il mondo, e noi non vi rinunceremo in nome di qualche espediente. E così, per tutti i popoli e i governi che ci guardano oggi, dalle più grandi capitali al piccolo villaggio dove è nato mio padre: sappiate che l’America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che sia alla ricerca di un futuro di pace e dignità, e che noi siamo pronti ad aprire la strada ancora una volta.
Ricordiamoci che le precedenti generazioni hanno sgominato il fascismo e il comunismo non solo con i missili e i carriarmati, ma con alleanze solide e convinzioni tenaci. Hanno capito che il nostro potere da solo non può proteggerci, né ci autorizza a fare come più ci aggrada. Al contrario, sapevano che il nostro potere cresce quanto più lo si usa con prudenza. La nostra sicurezza emana dalla giustezza della nostra causa, dalla forza del nostro esempio, dalle qualità dell’umiltà e del ritegno.
Noi siamo i custodi di questa eredità. Guidati ancora una volta dai principi, possiamo affrontare le nuove minacce che richiederanno sforzi ancora maggiori – una cooperazione e comprensione ancora maggiori tra le nazioni. Cominceremo a lasciare responsabilmente l’Iraq alla sua gente, e a forgiare una pace duramente guadagnata in Afghanistan. Con i vecchi amici e i vecchi nemici, lavoreremo senza sosta per diminuire la minaccia nucleare, e respingere lo spettro di un pianeta che si surriscalda. Non chiederemo scusa per il nostro stile di vita, né ci batteremo in sua difesa. E a coloro che cercano di raggiungere i propri obiettivi creando terrore e massacrando gli innocenti, noi diciamo adesso che il nostro spirito è più forte e non può essere infranto. Voi non ci sopravviverete, e noi vi sconfiggeremo.
Perché noi sappiamo che il nostro retaggio “a patchwork” è una forza e non una debolezza. Noi siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e induisti e non credenti. Noi siamo formati da ciascun linguaggio e cultura disegnata in ogni angolo di questa Terra; e poiché abbiamo assaggiato l’amaro sapore della Guerra civile e della segregazione razziale e siamo emersi da quell’oscuro capitolo più forti e più uniti, noi non possiamo far altro che credere che i vecchi odi prima o poi passeranno, che le linee tribali saranno presto dissolte, che se il mondo si è rimpicciolito, la nostra comune umanità dovrà riscoprire se stessa; e che l’America deve giocare il suo ruolo nel far entrare il mondo in una nuova era di pace.
Per il mondo musulmano noi indichiamo una nuova strada, basata sul reciproco interesse e sul mutuo rispetto. A quei leader in giro per il mondo che cercano di fomentare conflitti o scaricano sull’Occidente i mali delle loro società – sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno su quello che sapete costruire, non su quello che distruggete. A quelli che arrivano al potere attraverso la corruzione e la disonestà e mettendo a tacere il dissenso, sappiate che siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che vi tenderemo la mano se sarete pronti ad aprire il vostro pugno.
Alla gente delle nazioni povere, noi promettiamo di lavorare insieme per far fiorire le vostre campagne e per pulire i vostri corsi d’acqua; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quelle nazioni, come la nostra. che godono di una relativa ricchezza, noi diciamo che non si può più sopportare l’indifferenza verso chi soffre fuori dai nostri confini; né noi possiamo continuare a consumare le risorse del mondo senza considerare gli effetti. Perché il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare con esso.
Se consideriamo la strada che si apre davanti a noi, noi dobbiamo ricordare con umile gratitudine quegli americani coraggiosi che, proprio in queste ore, controllano lontani deserti e montagne. Essi hanno qualcosa da dirci oggi, proprio come gli eroi caduti che giacciono ad Arlington mormorano attraverso il tempo. Noi li onoriamo non solo perché sono i guardiani della nostra libertà, ma perché essi incarnano lo spirito di servizio: una volontà di trovare significato in qualcosa più grande di loro. In questo momento – un momento che definirà una generazione – è precisamente questo lo spirito che deve abitare in tutti noi.
Per tanto che un governo possa e debba fare, alla fine è sulla fede e la determinazione del popolo americano che questa nazione si fonda. E’ la gentilezza nell’accogliere uno straniero quando gli argini si rompono, la generosità dei lavoratori che preferiscono tagliare il proprio orario di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il posto, che ci hanno guidato nei nostri momenti più oscuri. E’ il coraggio dei vigili del fuoco nel precipitarsi in una scala invasa dal fumo, ma anche la volontà di un genitore di nutrire il proprio figlio, che alla fine decidono del nostro destino.
Forse le nostre sfide sono nuove. Gli strumenti con cui le affrontiamo forse sono nuovi. Ma i valori da cui dipende il nostro successo – lavoro duro e onestà, coraggio e fair play, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo – tutto questo è vecchio. Sono cose vere. Sono state la forza tranquilla del progresso nel corso di tutta la nostra storia. Quel che è necessario ora è un ritorno a queste verità. Quel che ci viene chiesto è una nuova era di responsabilità – il riconoscimento, da parte di ogni americano, che abbiamo un dovere verso noi stessi, la nostra nazione, il mondo, doveri che non dobbiamo accettare mugugnando ma abbracciare con gioia, fermi nella consapevolezza che non c’è nulla di più soddisfacente per lo spirito, così importante per la definizione del carattere, che darsi completamente per una causa difficile.
Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza.
Questa è la fonte della nostra fiducia – la consapevolezza che Dio ci ha chiamato a forgiare un destino incerto.
Questo è il significato della nostra libertà e del nostro credo – perché uomini, donne e bambini di ogni razza e di ogni fede possono unirsi nella festa in questo Mall magnifico, e perché un uomo il cui padre meno di sessanta anni fa non avrebbe neanche potuto essere servito in un ristorante ora può trovarsi di fronte a voi per pronunciare il giuramento più sacro di tutti.
Perciò diamo a questa giornata il segno della memoria, di chi siamo e di quanta strada abbiamo fatto. Nell’anno in cui l’America è nata, nel più freddo dei mesi, una piccola banda di patrioti rannicchiati intorno a falò morenti sulle rive di un fiume ghiacciato. La capitale era stata abbandonata. Il nemico avanzava. La neve era macchiata di sangue. Nel momento in cui l’esito della nostra rivoluzione era in dubbio come non mai, il padre della nostra nazione ordinò che si leggessero queste parole al popolo:
“Che si dica al futuro del mondo… che nel profondo dell’inverno, quando possono sopravvivere solo la speranza e la virtù… Che la città e la campagna, allarmate da un pericolo comune, si sono unite per affrontarlo”.
America. Di fronte ai nostri pericoli comuni, in questo inverno dei nostri stenti, ricordiamo queste parole senza tempo. Con speranza e virtù, affrontiamo con coraggio le correnti ghiacciate, e sopportiamo quel che le tempeste ci porteranno. Facciamo sì che i figli dei nostri figli dicano che quando siamo stati messi alla prova non abbiamo permesso che questo viaggio finisse, che non abbiamo voltato le spalle e non siamo caduti. E con gli occhi fissi sull’orizzonte e la grazia di Dio su di noi, abbiamo portato avanti il grande dono della libertà e l’abbiamo consegnato intatto alle generazioni future.
(LA REPUBBLICA 20 gennaio 2009)

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LA PAURA

3 09 2008

Allora, intanto arieccoci, perchè dopo lungo periodo di assenza ho deciso di imbrattare ancora un po’ questo muro, fin troppo lindo per i miei gusti.
Vi chiederete per quale assurda ragione da un momento all’altro mi è venuto in mente di piazzarmi alla scrivania e buttare giù due righe visto che chiaramente in questo momento non ho niente di impellente da scrivere.
Sì sto tergiversando, arriviamo al punto:
Gironzolavo balzellando qua e là per la rete quando mi sono imbattuto in una cosa che non mi sarei mai aspettato, questo:

http://www.movieplayer.it/personaggi/157636/antonio-fesce/

Intendo dire, non è che mi sia cambiata la vita di una virgola, ma sta gente sa i fatti miei…
Le teorie complottiste sono sempre più vicine.
Comunque, buona prosecuzione.
La prossima volta spero di aver qualcosa di interessante da dire,
ma le tastiere sono così poco stimolanti…

mhh

forse con una tastiera vibrante…

ALLA PROSSIMA!





THE LONG, LONG ROAD TO DAMASCUS

18 03 2008

come girare 30 minuti di film in 6 giorni…
(vi allego il link al SITO CON IL TRAILER)

ragazzi, che esperienza… abbiamo finito ieri sera alle 11.45 le registrazioni di

“ROULETTE” il nuovo mediometraggio di Luca Maragno

(tra parentesi: il film non sarà disponibile nelle sale prima di maggio… scherzo scemo, COMUNQUE non sarà pronto prima di metà aprile)
e fino ad allora ci toccherà aspettare.
Ma già fino a qui è stata un’esperienza che segna e vi assicuro che lo rifarei, anche tenendo conto di tutto quello che è successo. Ed è stata una bella lotta contro il destino.

Le Riprese:

     GIORNO -1

Cambio di Location: per problemi tecnici la scena della ROULETTE di Alessio e Paola, cambia di location e quindi tutto lo staff tecnico è costretto a smontare il set e trasferirlo

     GIORNO 1

La scena della ROULETTE (in teoria la parte più difficile: “pezzo tosto per gli attori”):
Tempo programmato di riprese 6 ore (8:00 – 14:00 per utilizzare il supporto della luce solare)
Tempo effettivo 2 GIORNI (!!!) – 29 ore con breve pausa kebab
(1° giorno 7:00 – 20:30 / 2° giorno 7:00 – 23:00)
Perchè vi chiederete, OH IGNARI!, mo’ v’o’ dico:
problemi nell’ordine:

“I tatuaggi di Alessio erano più impegnativi di quanto non sembrasse”
il truccatore Ale per quanto arrivasse da Asti (o giù di lì) alle 7 di mattina era sveglio come un grillo eccitato, ma ciò non toglie che per truccare la schiena dell’attore (che invece era in coma profondo) ci ha messo un bel paio d’ore abbondanti, ritardando così l’inizio delle riprese alle 10:00.
Nel frattempo Dani, l’uomo delle luci è già al 3° caffè, perchè beh ha un po’ sonno (fenomeno ricorrente 🙂 grande dani!)

“Due fari sono saltati”
Setup luci di organizzare con due fari da 800 in meno.    Miracoli di Daniele per togliere il rosso dagli attori.

“L’azione dell’attore fa troppo rumore” ma pensa te… bruciati una decina di ciak del totale per movimento dell’attore che finiva fuori campo, o faceva troppo casino con la sedia, o si metteva nella posizione sbagliata, o non piaceva al regista, o non chiudeva la scena con il movimento esatto delle braccia.   A furia di avere la pistola appiccicata alla testa a Cinzia è venuto un bernoccolo.   Cinzia era provatissima, ma grande performanzz!

“La pistola da i primi segni di cedimento”
Prima si stacca un pezzo nero (???) che viene riattaccato con la super-attack.
Poi però il pezzo di plastica si incolla troppo in fondo e si blocca il cane della pistola e il tamburo.
Il tamburo è bloccato dentro.
Poi il tamburo non gira nemmeno più.
Poi la pistola si blocca del tutto e solo le mani magiche del segretario di edizione, personaggio mistico che fino a pochi secondi fa era scomparso dalla mia memoria.
Il grilletto non arriva al click e siamo sempre più vicini al momento dei piani stretti.
Nel frattempo in strada nel mercato fanno così casino che sembra di essere a Istambul
ed entra tutto in cuffia al fonico. No bueno.
Al che dopo il 6° caffè Dani prende una decisione estrema: “la APRO e l’aggiusto”.
Andava anche tutto abbastanza bene fino a che ha voluto provare il grilletto.
Con la pistola aperta.
Molle da tutte le parti e produzione in giro per milano a cercare una nuova pistola uguale.
Nel frattempo Dani sta facendo operazioni chirurgiche sulla pistola.
E siamo al settimo caffè.
Operazione chirurgica con la mano che trema come un vibratore. E tutti a ridere intorno.
Di questa abbiamo il video! 😉
Nel frattempo…
Nel negozio lo stesso modello non c’è… ma qui arriva una mano dall’alto
o meglio: dall’alto cade in testa al vecchietto del negozio una scatola di una 38 millimetri replica paro-paro alla nostra.
Culo?
Oppure qualcuno ci vuole bene…

“Inizia la saga dei radiomicrofoni” (che nel giro di 6 giorni di riprese si ciucceranno 20 batterie da 9 volt) Però vi sfido a vederne uno nel film… eh eh la Tizi ce li ha nascosti da tutte le parti. Comunque, non pensate ai mic e godetevi il film.

“Entra in campo il tigi della vicina nonchè il lavaggio della strada”
La soluzione è semplice: all’alba delle 20:30, al 7° caffè si va tutti a casa a dormire.

     GIORNO 2

(se devo essere sincero su gran parte di questa giornata è calato il buio, non ricordo praticamente niente, anche perchè la sera prima fra una cosa e l’altra sono andato a dormire alle 2 e alle 6 ero di nuovo in piedi per essere alle 7 sul set)
Nella nebbia appare qualche immagine…

“il tatuaggio l’avevamo fatto?!?”
Dice Alessandro, truccatore, guardando la schiena dell’attore su cui troneggiava un drago tribal.
e su cui ora troneggia un paciugo su cui l’attore ha bellamente dormito…
Tattoo da rifare e inizio delle riprese rimandato di un’ora.
(: Shame on me 🙂

Per il resto a parte i 200 settaggi luce e le inquadrature più o meno impegnative (niente in confronto al doppio fuoco del bagno – dopo racconto) abbiamo filato abbantanza rapidamente, ma sono sicuro che qualcosa sia successo, nella mia mente è tutto confuso: una scena dopo l’altra della Roulette e gli inserti con le ragazze.
Carrellate e particolari finali poi tutti a casa a schiantarsi a letto.
E Andrea ringrazia. (chi sa abbastanza per capire, capisca)

     GIORNO 3 

Tempo programmato 12 ore (con pausa pranzo) 07:00 – 20:00

Non fosse che alle 9 ci arriva la notizia che un coglione in camion ha buttato Ale fuori strada con tutta la macchina.
E grazie a Dio non si è fatto niente!! Ribadisco: malgrado tutto qualcuno ci vuole bene.

Tempo effettivo 16 ore e mezza (con pausa cena) 7:00 – 24:30

Prima delle 10:00 non abbiamo girato niente, poi ci sono state un po’ di vicissitudini in metrò.
Ma è meglio se lasciamo stare.
Arriviamo a schiaffo sulla scena del parco (18 ciak per una scena di 2 minuti in presa diretta)
Al parco abbiamo attirato l’attenzione di un capannello di persone nonchè conosciuto “l’uomo che lecca gli alberi” (c’è un video!), ma per il resto siamo andati come dei razzi e abbiamo ciucciato fino all’ultimo la luce solare per gli esterni.

“Along came condom buffet”
Adesso arriva il bello: Alessio a un certo punto inizia a strappare preservativi con i denti, per bucarli.
Diciamo che la situzione era difficile da reggere e la scena era abbastanza comica: erano le 23:00, eravamo tutti sfatti e ridevamo come degli scemi.
Soprattutto il cameraman, dritto davanti a me.
Poi c’era Ale nascosto sotto il lavandino per il trucco, che rideva.
Poi c’era Tiziana nascosta nella doccia che rideva.
E’ stata durissima.
Ma ci siamo pisciati dalle risate,
e questa ce l’abbiamo in HD…

“Abbiamo finito di smontare: sono le 00:30. Domani convocazione alle 7:oo al Bar Magenta”
Soluzione semplice: si dorme sul set. E già così siamo andati a dormire all’ 1 e ci siamo svegliati alle 6:00.
E ci aspettava un giorno lunghissimo.

     GIORNO 4

Tempo programmato 11 ore (con pause varie) 7:00 – 20:00
Tempo effettivo… beh secondo voi?

Alle 7 di domenica mattina siamo tutti davanti al bar Magenta.
Stanchi ma carichi.
Come sempre il tempo era meno di quanto sperassimo e ci siamo ritrovati a sforare di 2 ore.
Soliti imprevisti, più che altro sonori: soprattutto uno strano ronzio che entrava nel microfono, non si sa da dove, e a un certo punto il barista che si è messo a scassare lattine, con conseguente rumore tipo schiacciasassi esattamente accanto al bancone, dove stavamo girando.

“Un Whiskey doppio, grazie”
Il genio dell’attore prende la saggissima decisione di riempire veramente un doppio Jack Daniel’s e di berlo per dare più sballo al personaggio (sono scelte) MA IL GENIO DEL TRUCCATORE che era andato a prendere il secondo whisky (che doveva essere Thè!) invece ha preso di nuovo un doppio Jack e nella scena in cui Alessio lo tracanna alla goccia se fate attenzione si sente.
“Ma no! …ma doveva berlo per davvero?”
Così visto che il tempo non era già pochissimo, ora bisognava lavorare con l’attore mezzo ubriaco con 4 Jack Daniel’s in corpo.

Poi in realtà tutto il resto del giorno è andato liscio, non fosse che ovviamente ognuno voleva fare il suo lavoro al meglio e abbiamo rifatto tutto tante tante tante volte.
In realtà, a parte che abbiamo finito a mezzanotte, è stata una giornata tranquilla.
Peccato perchè abbiamo cazzato un po’ di inquadrature del bar Magenta e una location non fosse bella come ci sembrava.
A mezzanotte tutti a casa.
Ale fino ad Asti… (?!?)

     GIORNO 5

Dovrebbe essere una giornata tranquilla.

Nel programma ci sono la scena dell’ospedale, quella del cesso del bar e quella delle telefonate.
(non le ho ancora viste… speriamo siano venute bene)
In realtà è tutto abbastanza tranquillo: il grosso delle scene l’abbiamo già fatto e ci mancano solo queste. Non fosse che le scene sono tutte abbastanza una mazzata per l’attore e che Luca, il regista, stupito da questo rilassamento decide di spingersi in inquadrature sempre più impegnative.
Ma alla fine anche oggi scivola via tranquillo.
Ingozzata da Burger King a parte.

Nel tragitto fra l’ospedale e la location delle telefonate

“Il truccatore ha fatto impazzire la C7 del fonico”
Ha schiacciato tutti i tasti disponibili durante la guida, nonchè abbassato finestrini, tirato freni a mani, suonato clacson (provocando le ovvie reazioni degli altri conducenti) e fatto partire ventilatori in posti non ben precisati.
Alla fine del viaggio il display della C7 diceva:
“9999” e sotto
“abbandonare il veicolo”.
Ha causato solamente 10 minuti di ritardo ma è stato molto divertente.

Le batterie dei radiomicrofoni sono sempre scariche e si va di Boom in ogni situazione.
Ale inizia a dare i primi segni di cedimento e delirio.
Dani è sempre più stanco.
Io oramai sono dipendente dalla caffeina.

In teoria, l’indomani ci attende solo l’intermezzo a videoclip.

     GIORNO 6

Menù del giorno: (dei problemi)

“Dani dorme”  

L’appuntamento è alle 10:00. Trucco, poi Ale deve andare a Crema per un servizio fotografico e alle 11:00 dovrebbero arrivare Fonico e Direttore della fotografia, Dani, che però dorme.   Il regista lo sveglia ogni mezz’ora.

Si presenta all’alba delle 12:30.
Pregando per un caffè.

Nel frattempo nel set del bagno Luca ha deciso di tentare un’ inquadratura improponibile. Una sorta di virtuosismo cinematografico contando i mezzi ridotti che avevamo.
E contando inoltre che il doppio specchio del bagno provocava una quantità di riflessi tali che praticamente qualsiasi cosa fosse nel bagno era “in campo”.
Quindi mega casino anche per il settaggio luci.

Fuochi multipli in un pianosequenza unico (scusatemi se uso male termini tecnici, non son mai sicuro), con zoom a seguire prima sul preservativo poi sul volto, nel riflesso di due specchi diversi, il tutto contando che l’attore doveva anche recitare e catturare il controluce con la busta del preservativo.
Olimpico.

Poi pausa pranzo, vera e un attimo di relax, mentre si rifletteva su quali inquadrature prendere per il videoclip.

Anche Luca, il regista, inizia a dare i primi segni di cedimento.
Adrenalina inframuscolo per tutti.

Un’inquadratura dopo l’altra si procede, sempre più lentamente.

Fuori inizia a piovere (speriamo che la scena che abbiamo girato non sia venuta buia) e Luca decide che Alessio farà la scena della sbronza sotto la pioggia.   Io inizio a pregare.   Sarebbe fighissimo, ma poi sarei stato completamente smerdo per le altre scene da girare.

Oramai siamo al delirio.

Quando si deve girare la soggettiva di Alessio che si tromba una tipa sul pianoforte la capacità di non ridere è completamente andata.    Nessuno riesce più a rimanere serio, anche questo è in HD e spero che verra fatto un montaggio nei titoli di coda 😉

L’ultima scena dello sbocco all’aperto non è sotto la pioggia ma è un trionfo di fattonismo.   Oramai l’attore sa di J&B come il cesso di un pub di Manchester.    La guerra è più che altro contro il buio totale degli esterni (l’esposimetro non va mai sopra 1).   Chissà se quelle in carrellata sono venute?

Poi si torna a casa che domani è lunedì.

Che dire…
Grazie a tutti ragazzi, è stato bellissimo!
Grazie Luca.
Grazie Daniele.
Grazie Tiziana.
Grazie Silvia.
Grazie Gabriella.
Grazie Alessandro.
(Ironman: abbiamo stabilito che non ha bisogno di dormire per sopravvivere)
Grazie Cinzia.
Grazie Carlito.
Grazie Rosita.
Grazie Andrea. 🙂
Grazie a quelli di cui non ricordo il nome (perdonatemi – shame on me).
Grazie a tutti tutti tutti.
Grande squadra, ma anche tutti quelli che ci sono passati in mezzo, sono stati grandiosi.
E’ stata una figata: speriamo solo che alla fine si senta tutto il lavoro che c’è stato.
GRAZIE





PRECARIE? SPOSATE UN RICCONE!

14 03 2008

Ma perchè tenere conto di 200 anni di storia dell’emancipazione femminile dallo status di bambolina di corte a quello paritario (insomma mica sempre…) di essere umano???

Perchè prendere sul serio una delle piaghe che stanno infettando il mondo lavorativo di questo nuovo millennio? (la precarietà mischiata al nepotismo, brutta roba: solo in italia siamo messi COSì male!)

In fondo chi sei? Solamente uno dei maggiori candidati alla presidenza del consiglio alle prossime elezioni!

So che se non vuoi rovinarti le amicizie non devi parlare di politica… ma questa non è politica: è RISPETTO per i problemi e la VITA degli altri!

R-E-S-P-E-C-T come cantava Aretha!





ELECTIO BREVIS

11 02 2008

ELECTIO ELECTIONIS

“Si può fare” dite?   Si può fare lo diceva Victor Von Frankenstein a proposito del resuscitare i morti, ma non parlava di resuscitare i governi.

Se Veltroni fa un mischione di slogan rubando citazioni a destra e a manca, Berlusconi dai suoi 71 anni ha deciso di volersi definitivamente comportare come un 40enne con la crisi di mezz’età.

Inoltre ha deciso di fare politica partendo dal popolo.

Devo proprio ricordare cos’è successo l’ultima volta che un politico ha dichiarato di fare politica muovendo le masse?





LA LISTA DEI 162 PROFESSORI EBREI A CUI NON DOVETE ROMPERE LE BALLE

11 02 2008

Evidentemente qualche antisemita da due soldi ha iniziato a confondere la libertà di espressione con la libertà di oppressione.

Per la cronaca fare una cosa che vada a ridurre la libertà di espressione altrui non è libertà di espressione (anche se io mi sento molto libero e molto “free”)

Devo ancora approfondire un po’ bene questa storia ma mi sembra così fuori dal mondo che vale la pena di capire veramente come può essere venuta fuori una roba del genere.

A quanto risulta il blog che avrebbe pubblicato la ormai mestamente famosa lista è scritto in forma anonima, ma non si sa mai che si riesca a scoprire chi è il furbone.

Queste sono calunnie. Poi va beh secondo me non sono necessarie misure legali ma mandarlo un attimo dalla psicanalista.

Forse gli è mancato l’affetto dei genitori…





CHI ERI NELLA TUA VITA PRECEDENTE?

9 02 2008

IL TESTACCIO

(ricordate di segnarvi le risposte)

And remember that “Tester don’t do drugs”

     

   1 – Quale numero preferisci da 0 a 10?

A) 7
B) 11
C) nessuno
D) Il più morbido
E) 0

   2 – Cosa ti porteresti su un isola deserta? 

A) Sei bottiglie di rhum.
B) La mia ragazza, con tutta la sua famiglia. E il gatto. (da ricontrollare dopo aver letto la soluzione)
C) Una prugna, immersa nel bourbon in un cappello da uomo.
D) Un criceto parlante.
E) Una bomba nucleare (che non si sa mai)

   3 – Il tuo nome è quello di un/una:

A) Guerriero/a
B) Artista
C) Statista
D) Foca
E) Grandissimo figlio di… (vedi soluzione)

   4 – Se trovi una ragazza che rantola al bordo della strada cosa fai?

A) La imbottisci di morfina, dopo di che la derubi e la butti in un cassonetto, con un biglietto di BuonNatale1983 by CocaCola.
B) La seduci. La trombi. Le causi un amnesia, per evitare ripercussioni. Poi però preso dal tuo buon cuore la ritrombi.
Per 3 volte di fila. Con un amico.
C) La curi, la porti a casa, ti innamori di lei, perdutamente, ma poi ti accorgi che eri strafatto di crack e hai in casa un’ alce infortunata. Ma felice.
D) La porti nel regno delle fatine con un cuccno di polvere magica la curi di tutti i suoi mali. Dopodichè volate felici nel cielo più azzurro che c’è, in mezzo ai minipony volanti.
E) La guardi rantolare. Intanto le passi sopra con uno schiacciasassi. Ogni tanto le butti qualche molotov.

   5 – Qual’è il tuo animale preferito?

A) Un pappagallo nevrotico, che ha speso tutti i suoi risparmi da uno psicanalista freudiano.
B) Una passera scopaiola.
C) Una gatta obesa.
D) Un cucciolo di rospo batrace.
E) Un Grizzly incazzato con una tagliola impiantata in una chiappa. 

   6 – Quale di queste affermazioni è falsa? 

A) Il latte è un ottima cura dopo una sbronza.
B) Le dimensioni non contano.
C) Omero è esistito veramente.
D) L’uomo è andato sulla luna.
E) Hitler era un ottimo giocatore di scacchi.

   7 – Vai in vacanza:

A) In crociera intorno al mondo, in una nave merci, carica di foche clandestine.
B) In un postribolo di Mikonos a studiare la filosofia di Heidegger
C) Al mare in un isola sperduta nel mare dei caraibi.
D) Sui monti, a far funghi.
E) In mezzo al deserto dei Gobi. 

   8 – Il tuo proverbio preferito è:

A) Meglio oggi una gallina, che una chitarra in cantina. (proverbio musicale)
B) Tanto va la gatta al lardo, ch’è più grassa d’un ghepardo. (proverbio felino)
C) Chi di pennello ferisce, di spugna pulisce. (proverbio pittorico)
D) Son tutte belle le mamme del mondo, hai ragione, ma fanno figli solo se il seme strappa il goldone. (proverbio prevenzione)
E) Ogni scarrafone è bello sotto lo scarpone. (proverbio escatologico)

   9 – Il tuo film preferito:

A) Pulp Fiction
B) La dolce vita
C) Ogni cosa è illuminata
D) Barbie nel Regno delle Fatine del Settequaranta
E) Shindler’s List

   10 – In macchina ascolti:

A) Il rombo del motore.
B) Barry White accompagnato dalle bojate che sta raccontando la tua attuale compagna, nell’attesa di poterle tappare la bocca.
C) Il silenzio fra i salici.
D) Paolo Meneguzzi. 
E) John Cage: “Composizione sinfonica per Pianoforte preparato, grattuggia da cucina e granate inesplose” (a metà performance purtroppo cambia l’esecutore)

   11 – L’ultima insensata domanda:

A) Dire
B) Fare
C) Baciare
D) Lettera
E) Testamento

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NELLA TUA VITA PRECEDENTE —>

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